Roma novamente coberta em neve depois de 27 anos

Le code lunghe 280 chilometri Città sconfitta come 27 anni fa
Dalle 12 alle 18 senza vedere un mezzo di emergenza La scena Un autista ferma il mezzo pubblico: «Qui è troppo pericoloso, dovete scendere». La gente grida: «'a Schettino»
ROMA - Prima le immagini oleografiche e rassicuranti, da Bel Paese spendibile sui media di mezzo mondo. Benedetto XVI contempla piazza San Pietro imbiancata come la sua veste pontificia: c'è ancora l'albero di Natale, come da calendario liturgico, il tutto fa un effettone. La turista cinese fotografata dal marito davanti alla Fontana di Trevi quasi ghiacciata. I fiocchi cadono nel Pantheon dal foro della cupola, dove altro può capitare qualcosa del genere? Il Colosseo e i Fori glassati. La felicità dei bambini. Villa Borghese trasformata nella Foresta Nera. L'inevitabile pupazzo di neve. La Lupa capitolina col manto candido, antica, fiera e altera.
Poi, le fotografie più autentiche, spietate, eloquenti, che certificano la paralisi di una Capitale. Quel calcolo lunare, 280 chilometri di code tra città e raccordo: il grande anello che collega le arterie di accesso e uscita in tilt, anche sei ore fermi da mezzogiorno alle 6 del pomeriggio senza vedere un solo mezzo d'emergenza. I lungotevere bloccati da una melma grigiastra e scivolosa. Ambulanze paralizzate con i malati a bordo, a sirene inutilmente spiegate. Auto abbandonate un po' ovunque perché si prosegue disperati a piedi, anche per chilometri, come succede nei film genere Day after.
Il «Muro torto», imponente costruzione di età repubblicana (sinuoso collegamento tra piazzale Flaminio e il quadrante Parioli-Policlinico) inservibile. La Cassia bis chiusa. I taxi spariti dalle stazioni, impantanati anche loro. La cittadella nazionale dell'informazione pubblica, ovvero Saxa Rubra, in affanno perché giornalisti e tecnici (incaricati proprio di raccontare l'Italia innevata) non riescono ad arrivare a metà della via Flaminia, trasformata in un blocco di lamiere. Moto e motorini - unici mezzi con cui si può sopravvivere nella città dei Papi, degli Imperatori e del caos da traffico quotidiano - fuori gioco. Le proteste dei passeggeri dell'Atac, fatti scendere a metà percorso da molti bus non dotati delle caratteristiche tecniche previste nel «piano emergenza neve» e quindi non utilizzabili secondo la legge: tutti a piedi, unica e davvero incredibile soluzione possibile. Sul 63 a via Po, l'autista si ferma perché «è troppo pericoloso». I passeggeri gridano: «'a Schettino!» Ma poi, chissà per quale misterioso motivo, i pullman turistici continuano a girare per la città e a sbarcare passeggeri a pochi passi dagli alberghi.
La verità, assai amara per una capitale europea, è che Roma può sopportare tutto. Un Giubileo clamoroso come quello del 2000, con un anno di continue emergenze. Una beatificazione (Giovanni Paolo II) da un milione di persone in giro per le strade in una sola giornata. Riesce a sopravvivere ai black bloc e agli scontri con polizia e carabinieri, ai raduni sindacali più o meno oceanici, ai family day e ai gay pride . Potrebbe addirittura affrontare l'Olimpiade 2020, a colpi di grandi opere. Ma con la neve, no, niente da fare. La sconfitta è sicura. Nonostante lo stato di emergenza o addirittura di allarme da parte della Protezione civile.
Se lo ricorda molto bene Ugo Vetere, sindaco comunista di Roma, che nel 1985 vide la sua città sommersa da una nevicata epocale e, subito dopo, dalle polemiche della Dc («Capitale impreparata»!). Treni fermi, le linee telefoniche fisse saltarono (i cellulari sarebbero arrivati molti anni dopo), si scoprì l'assenza di un adeguato piano. E i democristiani, che non digerivano l'onta di aver perso il Campidoglio cattolico, infierirono. Ieri c'è stato il bis, col nervosissimo ex An Gianni Alemanno nei panni di Vetere, alla sua seconda nevicata da sindaco (la prima, il 12 febbraio 2010, un record personale). L'opposizione ha svolto il suo compito. Il Pd ha attaccato il sindaco, accusandolo di impreparazione. Il Pdl lo ha difeso a spada tratta. Ma la scena sarebbe stata esattamente speculare se oggi al potere ci fosse stato il Pd.
La neve a Roma riesce a sospendere tutto: scuole, uffici pubblici, seminari e incontri politici (attività in cui Roma inevitabilmente eccelle). Blocca addirittura le liti politiche: niente consiglio di amministrazione della Fondazione Musica per Roma che avrebbe dovuto decidere come far votare lunedì Carlo Fuortes in vista di un altro consiglio, quello del Festival del cinema dove centrodestra e centrosinistra si stanno battendo all'arma bianca sul nome di Marco Müller, fortissimamente voluto da Alemanno e dal presidente della Regione Lazio, Renata Polverini. Il voto di Fuortes è decisivo, intorno a Müller ballano milioni di euro: ci voleva la neve per far inceppare tutto, chissà come andrà lunedì, il presidente ultranovantenne Gian Luigi Rondi (ostile a Müller) probabilmente se la ride.
Chiuso per gelo anche il teatro Stabile romano, sia al teatro Argentina che nello spazio sperimentale India. In compenso Axel, la grande pista ghiacciata per pattinatori di piazza Mancini, ha spento le macchine refrigeratrici e aspetta un pienone nel weekend proprio per l'effetto neve. Niente Ivano Fossati all'Auditorium, il concerto era fissato per domani, domenica. E sempre oggi sbarrati musei e aree archeologiche. Un'atmosfera da tempo di guerra, e invece si tratta di una gigantesca nevicata.
Che Roma non tolleri la neve si capisce persino da come i romani si muovono e camminano: incerti, a tentoni, come se dovessero sciare o pattinare, e invece basta procedere decisi ma con attenzione. Perché Roma, in fondo, è città balneare, il litorale con Ostia e Fregene è lì, a due passi, basta una mezz'ora e sei seduto davanti a un piatto di pesce di fronte al mare, che c'entra in tutto questo la neve. E invece c'entra, e c'entrerà sempre di più, come dimostrano i mutamenti climatici che hanno ravvicinato il ritmo delle nevicate (2010, ora 2012). Sarebbe tempo di prenderne atto. Tutti. Centrodestra, centrosinistra, aziende di trasporto, Protezione civile. Smettendola con i comunicati e passando ai fatti.
Paolo Conti
Paolo Conti4 febbraio 2012 | 11:11
fonte: 
http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/12_febbraio_4/lunghe-code-conti-1903137995820.shtml

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